Duorme nennella mia. L’intervista.

In occasione della partecipazione al Santucce Storm Festival del romanzo “Duorme nennella mia”, Daniela Panariello ha intervistato l’autrice Anna Esposito.

Di seguito il testo dell’intervista, per la trama www.caseagraticcio.it/duorme-nennella-mia-la-trama/:

Da cosa nasce l’idea di scrivere la storia di queste tre donne; esistono riferimenti reali o sono del tutto inventate?
Per quanto io sia maledettamente femminista nell’indole, nella maggior parte delle mie storie i protagonisti sono uomini. Non perché le donne non siano frutto d’ispirazione per la narrativa, anzi, credo piuttosto che la complessità che le caratterizza sia difficile da raccontare a dovere e non mi sono mai sentita veramente all’altezza. Questa volta mi sono cimentata con l’universo femminile perché il tema del concorso letterario per il quale è stato scritto il romanzo era la crisi intesa nelle sue più varie accezioni. La crisi mondiale che abbiamo vissuto qualche anno fa è utile nello sviluppo della trama, ma in realtà le crisi di cui ho voluto parlare sono quelle che affrontano le tre protagoniste donne: la crisi della vecchiaia, la crisi della mezza età, la crisi dell’adolescenza. In un mondo da sempre molto maschilista, dove le donne sono state sempre viste come personaggi a latere, ma in realtà non lo sono mai state, mi sono sentita quasi in dovere di focalizzare l’attenzione sulla forza innata che ogni donna, a qualsiasi età, racchiude in se e che sprigiona nel momento di “crisi”.
Come tutte le mie storie, anche questa è del tutto inventata, ma per descrivere luoghi, persone e momenti attingo ai posti che visito (o dove ho abitato, come Napoli), alle persone che conosco, ai momenti che ho vissuto e o che ho sognato di vivere. Ciò mi permette di dare una carica realistica alla storia molto forte.

Tre donne, tre età differenti, un unico nucleo dove il valore della famiglia è sempre presente con le varie forme d’amore a fare da collante. Tre personalità comunque forti rappresentano la forza delle donne nell’affrontare la vita senza uomini?
Quella di donna Concetta, Lucia e Ketty è una famiglia al femminile effettivamente, dove gli uomini mancano. E non se ne sente la mancanza nel superamento dei momenti di crisi, né tantomeno per definire il nucleo come famiglia… Capiamo che si tratta di una famiglia quando la nonna si preoccupa che la nipote abbia mangiato, quando la madre si addolora perché vede la figlia infelice, quando la figlia dopo una giornata terribile esce a cercare la madre dispersa, perché portarla a casa è l’unica cosa che conta. Capiamo che si tratta di una famiglia perché l’amore in fin dei conti, l’interesse reciproco, valica tutte le divergenze apparentemente insanabili tra le tre donne. Inizialmente nella storia si evidenziano proprio le differenze caratteriali e di vedute tra le tre donne per giungere poi alla conclusione che nessuna divergenza è talmente grande da non poter essere appianata quando c’è l’amore. Dunque tre personalità forti che rappresentano non la forza delle donne nell’affrontare la vita senza uomini, ma la forza delle donne quando si tratta di donne che amano.

Napoli presentissima! A me è sembrata una quarta protagonista di questo romanzo, delle descrizioni talmente precise che mi sono ritrovata a camminare per strada con Ketty, ad osservare la gente, a farmi ritornare alla mente i profumi o l’odore di pizza fritta. Tutto questo quanto è frutto della tua “lontananza” da Napoli o come direbbe Donna Concetta è frutto dell'”appucundria”?
Più che lontananza io parlerei della mia vicinanza. Si descrive bene sono quello che si conosce bene. Si possono descrivere le strade, o meglio i vicoli, se per quei vicoli ci sei passato, si possono descrivere gli odori se quegli odori ti hanno fatto compagnia per talmente tanto tempo che sono parte di te. La vecchietta che abbassa il paniere per prendere la spesa dal negozio sotto casa è una scena che vedi a Napoli e Napoli soltanto. Donna Concetta che ripete questo gesto tutti i giorni era dentro di me prima che pensassi di crearla e di descriverla. Ho scritto questa storia in un momento molto difficile, di cambiamenti radicali, accettati con ottimismo e col sorriso sulle labbra, ma vissuti con desolazione, non saprei scegliere una parola diversa. La desolazione di chi parte e sa cosa lascia, la sua città e i suoi affetti, la desolazione che ti prende prima o poi e non puoi farci niente. Nel descrivere il rapporto tra Ketty e donna Concetta, nipote e nonna, ho cercato a mio modo di tenermi stretto il mio di rapporto con mia nonna, di viverlo ancora in qualche maniera, seppure da lontano, seppure sapendola allettata e sofferente e nel sapermi lontana, troppo lontana da lei. Ho dedicato il libro a Pino Daniele per l’ispirazione che mi ha dato con le sue canzoni, non l’ho dedicato a mia nonna, perché le opere si dedicano alle persone che non ci sono più, lei è andata via pochi mesi dopo la pubblicazione e io ero lontana quando è successo. Donna Concetta è così simpatica perché assomiglia a mia nonna, che si chiamava Anna.

Ketty mi sembra un’adolescente alla fine molto matura, consapevole della realtà che la circonda, che vuole con forza recuperare il rapporto con la madre e forse vorrebbe un riscatto per questa donna frustrata ed insoddisfatta. Oggi si parla di quanto adolescenti e ragazzini siano rapiti da cellulari e mondi social nel romanzo è la madre ad avere il problema e la figlia a cercare una cura. E’ una visione abbastanza ottimistica delle nuove generazioni, credi davvero che sia possibile un recupero dei valori che ormai sembrano quasi del tutto perduti?
Stephen King, uno dei miei autori preferiti, nel romanzo Insomnia dice: c’è una grande differenza tra la presunzione e l’ottimismo. Non voglio avere la presunzione di dire che le nuove generazioni sono migliori di quelle che le hanno precedute. Ma sono ottimista. Forse perché mi guardo molto intorno (se uno scrittore non lo fa è fregato) e come Lucia passo molto tempo sui social, ma tra le molte persone che conosco quelle meno mature, ahimè, mi sembrano le persone adulte. Inizialmente Ketty appare una ragazzina perditempo che ascolta musica tutto il giorno e fantastica sul suo ragazzo attuale, ma è la mamma quella che non vive senza postare la foto di quello che mangia su Facebook, senza dire “Buongiornissimo” a tutta la sua rubrica telefonica, senza staccarsi un attimo dal cellulare. Ketty ha l’intelligenza di identificare ciò come un problema e di spingere la mamma a rivolgersi a uno psicologo che l’aiuti. In Italia si corre dal medico al primo accenno di raffreddore, ma nessuno pensa mai di rivolgersi a un medico per un “intoppo” mentale, questo lo dicono le statistiche e il numero di persone depresse non il mio racconto. Ma la mente è parte del corpo e va curata come tutto il resto quando serve. Donna Concetta è la saggezza, la detentrice dei valori autentici, dello stare a tavola senza pensare al cellulare, per dirne uno. Ketty è quella che agisce per far sì che certi valori tornino nella sua famiglia. La donna anziana ha la saggezza ma non più la forza di agire, la donna giovane ha la saggezza ereditata dalla donna anziana, il vigore della gioventù e il tempo degli anni a venire. Come a dire che passato e futuro sono imprescindibili uno dall’altro e, messi insieme, sono una forza imbattibile.

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