Green Book: un film che tutti dovrebbero vedere

Green Book mi è piaciuto veramente tanto. Sarà che sono tornata da poco dagli Stati Uniti e il loro fascino fa da sfondo in maniera esemplare alla storia. Sarà che sono passati solo 60 anni dagli anni ’60 e alla mia generazione fa strano pensare che l’epoca dei nostri nonni è stata anche quella. Sarà che sono passati ben 60 anni dagli anni ’60 e purtroppo il pericolo di ripiombare nel passato è quanto mai attuale.

Se non avete visto il film correte a vederlo e non proseguite la lettura, è spoiler. Se l’avete già visto, vorrei focalizzare l’attenzione su alcune cose che mi hanno particolarmente fatto riflettere.

Mi ha fatto innanzitutto piacere che l’unica persona saggia e senza pregiudizi sia una DONNA, la moglie di Tony Lip, di origini italiane come il marito. Dalle prime scene del film a dispetto di tutta la sua famiglia composta da maschi, lei non nutre alcun pregiudizio nei confronti delle persone di colore. Ai due operai di colore che vengono ad aggiustarle casa offre da bere, li tratta con tutto il rispetto. Conosce il marito. Conosce i suoi pregiudizi, ma non li discute, perché sa in fondo di che pasta è fatto, forse proprio per questo lo ama. Sa che non sa scrivere lettere d’amore, ma gliele chiede comunque, le aspetta con ansia e attende il suo ritorno. Quando il film si conclude con l’abbraccio tra il marito e il pianista lei sorride soddisfatta, perché non ha avuto altro che una conferma di quanto già sapeva.

Mi ha fatto piacere che l’uomo con cui viene trovato Don Shirley, il pianista di colore gay, è un uomo bianco. Nella breve inquadratura dove entrambi sono isolati, nudi in un angolo della cella, il messaggio che ho assorbito è stato uno solo: l’amore, il trasporto, la solitudine non hanno colori.

Mi è piaciuto molto il personaggio di Tony Vallelonga, detto Tony Lip, un bianco di origini italiane che vive nel Bronx e si “arrangia” con la sua abile parlantina nella già caotica New York dell’epoca. Sebbene violento non cade mai nell’inganno della malavita. Astuto e sbrigativo. Quando vede le persone di colore a casa sua getta nella pattumiera i bicchieri da loro utilizzati. Il suo pregiudizio viene prima annientato dalla allettante paga offerta da un uomo di colore e poi dall’amicizia che nasce con lo stesso. Non è un’amicizia che nasce dall’oggi al domani, per niente. Ma è un’amicizia che nasce dalla convivenza di ben 8 settimane in cui Tony ha modo di constatare come sia difficile “nel Sud” la vita per un nero. È l’empatia (etimologia della parola sentire/soffrire/stare dentro/in una situazione) che annienta il pregiudizio. È l’arrabbiarsi per la situazione che vive l’Altro non giusta, scorretta, inumana.

L’Oscar Mahershala Ali nei panni del pianista è magistrale. Sia nell’interpretazione del genio educato e cheto, sia in quella dell’uomo frustrato e solo. Un attore degno del personaggio che impersona. Un nero tra i bianchi e un “bianco” tra i neri, un uomo solo che mantiene una dignità infinita in situazioni che farebbero perdere le staffe a un santo. Un uomo coraggioso, del coraggio che ha cambiato il corso della storia. Un uomo che ha molto da insegnare.

Infine la famiglia di Tony. Emigrati italiani in America. Incarnano tutti gli stereotipi degli italiani, quelli con cui siamo visti all’estero. Gli spaghetti ai frutti di mare la vigilia di Natale, la passione per lo sport, l’inglese maccheronico (se non lo avete già fatto, riguardate il film in lingua originale, con la traduzione la maggior parte delle battute si perdono). Sono affetti da razzismo, anche se in una maniera più pacata rispetto ai bianchi del Sud, guardano gli operai neri con un misto di disprezzo e paura. Tuttavia, la sera della vigilia quando alla porta bussa il pianista di colore, c’è solo un attimo di smarrimento, subito dopo con grida di festa lo si invita a sedere e gli si porta da mangiare. È la rivincita dell’umanità. E per il film, è il raggiungimento della catarsi, tanto cara ai tragediografi greci, è il momento in cui la forma d’arte raggiunge il suo grado più alto e sublima lo spettatore, lo proietta in una dimensione superiore. Quando uno spettacolo teatrale, un libro, un film raggiunge questo stadio ha già vinto.

New York City: l’imperativo è passeggiare!

In una congerie infinita di notizie, articoli, informazioni, tour e quanto altro è reperibile in rete su New York City il perché di un nuovo “scritto” sulla Grande Mela sembra introvabile.
Eppure c’è…

Perché in rete troverete davvero tante info che vi prepareranno alla visita ma poche parole che vi facciano rendere in parte conto di cosa vi apprestate a vivere. Perché nell’epoca dei viaggi di massa si fa sempre attenzione a non perdersi niente, in un giro vorticoso tra musei, attrazioni di moda, stores imperdibili che spesso fa perdere di vista quello che poi veramente ci si porta dietro come ricordo di un viaggio: le sensazioni.

Quando si vola verso un altro continente si è consapevoli che quello che si troverà fuori le porte automatiche dell’aeroporto sarà una realtà molto diversa da quella a cui si è abituati. Il fascino orientale delle terre oltre gli Urali, ad esempio, o la magia primitiva che si respira solo in terra d’Africa. Nel partire mi sono chiesta se oltre l’Oceano mi sarei trovata davanti davvero la New York che il nostro immaginario si è costruito in anni di esperienza fatti di film, serie TV e libri.
La risposta è nel turbinio di sensazioni che si provano quando si salgono i gradini di una qualsiasi metropolitana di Manhattan, provenendo dall’aeroporto, ancora con la valigia a seguito e storditi dal jet lag. Sembra di venire introdotti in un tunnel verticale, un tunnel fatto di vetri e luci, nel cui fondo, forse, si intravede il cielo. Come la principessa di “Come d’incanto” catapultata in Times Square non resta che esclamare: “Oh mamma!” (per il trailer del film e la scena in questione https://www.youtube.com/watch?v=0_1T5Pmqv8Y).

Si finisce tra una miriade di grattacieli, no 10, 20, 30, 50, no! Una miriade (e ora che me lo domando e facendo una ricerca rapida su google scopro che sono ben 5.818, ma ne ho visti costruire altri https://it.wikipedia.org/wiki/Grattacieli_di_New_York)! E mentre si cammina col naso all’insù ci si immagina Ted Mosby della famosa serie How I Met Your Mother e il suo sogno di modificare lo skyline di New York. E taxi, innumerevoli taxi gialli, proprio come nei film, e bandiere, sventolanti stelle e strisce, e gente, gente di tutte i colori… e come potrebbe essere altrimenti in una città così sfavillante. E’ in quel preciso momento che pensi che la cosa davvero da fare con urgenza prima di tutte le altre, è PASSEGGIARE!

La cosa più sorprendente è che New York sarà proprio come ve l’eravate immaginata ma vi sorprenderà lo stesso, come poche altre città che avrete modo di vedere. New York è la donna di colore che ride di gusto all’angolo della strada, è il poliziotto in divisa blu scuro, è il pompiere che ti saluta a bordo di un camioncino pazzesco, è la quantità di persone che si ferma al semaforo e riparte compatta. Quando vi sarete assicurati di aver assimilato queste sensazioni e le avrete provate più e più volte potrete pensare a cos’altro c’è da vedere in questa città. Ma se avete poco tempo non chiudetevi da nessuna parte e PASSEGGIATE!!!

Proprio perchè la vita di strada è l’elemento caratterizzante della città consiglio vivamente di spostarsi molto in autobus in modo da poter coprire le grandi distanze non perdendosi niente di tutto questo. Se siete fortunati e avrete invece tanto tempo per visitare la città rimando in un altro articolo consigli sull’argomento.

Ultima cosa, tra i tanti grattacieli e palazzi dai tipici mattoncini rossi, ho trovato nel Queens delle case a graticcio… 😀

Nei ritmi ossessivi la chiave dei riti tribali, regni di sciamani…

Sono le sette di sera del 14 agosto. Coloro che hanno osato bagnare il proprio corpo nelle fredde acque del Baikal come se fosse una spiaggia della riviera romagnola (solo molto, ma molto, più piccola) si sono ritirati in albergo per una doccia calda e magari degustare il famoso pesce locale affumicato.

Prendi una cosa calda perchè comincia a fare fresco e mettiti in cammino sulle sponde del lago. Si è alzato il vento, si insinua tra le vette che fanno da corona alle acque piatte e sotto i tuoi pantaloni leggeri. Nastri colorati come banderuole danzano ad ogni folata che si alza e nuvole dello stesso colore del lago racchiudono l’atmosfera in uno scrigno impenetrabile.

E’ il regno degli sciamani…

Anche se degli operai ancora approfittano delle ore di luce per costruire ancora, anche se delle auto sfrecciano dietro di te a velocità vietate, anche se un neon si è illuminato a ricordare la presenza di un bar, se tu guardi il lago guardi il regno e il regno è ancora intatto.

I ciottoli sono ben visibili sotto l’acqua cristallina, sembrano quelli del letto di una sorgente di montagna ma non scorrono, non sono portati dalla corrente, restano immobili, quieti.

Ti incammini verso il punto dove il fiume entra nel lago ma non ci arrivi, tagli alla tua destra per le colline alle tue spalle puntellate da alberi alti e fitti. Sali all’inizio tra case moderne, una jeep ha appena parcheggiato, un bambino sulla sua bici si ferma a guardarti e poi scappa via. Pochi metri, poi cominci a vedere capannoni di legno, qualche oggetto abbandonato e nessun essere umano. Qualche goccia di sudore che si stempera male col fresco e ti ritrovi nella boscaglia su un sentiero poco battuto, non preferito all’agevole funivia che come un fantasma silenzioso intravedi di tanto in tanto tra i rami.

Ma tu lo hai preferito, e sali, sali… Di tanto in tanto ti guardi intorno, il lago è scomparso, in compenso c’è tanto verde, e foglie, e rami spezzati che scricchiolano sotto le tue scarpe, e un verso strano di una creatura a pochi passi da te.

Il sentiero sembra salire verso il cielo per quanto è ripido e poi all’improvviso delle scale, che tortuose si districano tra gli alberi e tra gli alberi vedi ancora dei nastri annodati intorno ai rami, infine arrivi.

E di nuovo lo vedi, il lago. Incastonato tra le montagne, una distesa immensa di acqua, un tutt’uno con le nuvole sovrastanti. Il fiume alla destra che vi si getta viene subito cristallizzato nell’atmosfera. Non appena entra nel regno si acquieta e sottostà all’ordine magico che pervade tutto. Respiri profondamente e sai di essere parte del regno.

Si dice che gli sciamani vedono nelle acque trasparenti del Baikal il destino degli uomini, ascoltano le voce degli antichi e quelle della natura. L’armonia tra lo spirito e il creato si sente, il vento porta le preghiere di migliaia di uomini che hanno affidato le loro sofferenze in tessuti colorati che non smettono mai di oscillare, gonfiarsi e agitarsi. Il rumore della natura zittisce i rumori del mondo e dell’anima e ti ricorda che sei parte del vento, delle nuvole e dell’acqua.

Molti stranieri che si soffermano sul Baikal vengono dalla Transiberiana un viaggio di per sé contemplativo e spirituale, trovano qui la vetta più alta della spiritualità, la percezione di apertura su mondi altri e altri mondi.

– Lo sciamano, uomo o donna, è una persona chiamata (e alla chiamata non può non rispondere, perché la non risposta porterebbe a conseguenze molto gravi) a fare da tramite tra le divinità e l’uomo, tra i morti e i vivi, tra l’anima e la natura. In sostanza è chiamato a risolvere situazioni negative ben concrete e presenti in qualsiasi società: problemi di salute e a lavoro, discordie, desideri insoddisfatti, sciagure naturali. La sua sapienza non si apprende dai libri ma viene trasmessa di sciamano in sciamano, si accresce con l’esperienza, si mette alla prova tramite molteplici riti iniziatici. Lo sciamanesimo è ampiamente diffuso in Asia del nord e Siberia, ha vissuto una battuta di arresto durante il periodo comunista, quando le pratiche venivano spesso svolte di notte e con attenzione per non farsi arrestare, ed oggi è tornato ad essere una pratica spirituale largamente seguita.
Tre sono gli aspetti principali.Il primo è che la natura è viva, spiriti sono presenti nelle piante, negli animali, nelle rocce e nell’acqua. Gli spiriti vanno rispettati e onorati, in modo tale che la natura sia benevola. Il secondo aspetto è la responsabilità personale. Ogni umano è infatti responsabile delle proprie azioni e del proprio comportamento. Il terzo è l’equilibrio. E’ importante l’armonia tra le cose, tra la natura e l’uomo, tra l’uomo e l’uomo. Quando l’armonia tra le cose, e quindi l’equilibrio, diventa precaria le coonseguenze sono terribili e solo lo sciamano può restaurarla. –

Transiberiana: viaggio tra continenti

Nell’immaginario collettivo dei viaggiatori per passione la Transiberiana costituisce uno dei sogni principali, di cui si sa poco o niente, e che comincia a delinearsi meglio nell’alone affascinante che la circonda solo quando si è già deciso in cuor proprio di intraprenderla.

Prima di pensare al visto, ai biglietti, alle soste, quello che colpisce di più nelle ricerche fatte qua e là sul web sono i numeri che la riguardano:

9.288 km di lunghezza
2 continenti (19,1 % territorio europeo, 80,9 % territorio asiatico)
7 fusi orari
1900 l’anno in cui il progetto venne presentato all’Esposizione Universale e l’anno in cui fu realizzato un uovo Fabergé in suo onore (sapete cosa sono le uova Fabergé? Date un’occhiata qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Uova_Faberg%C3%A9 )
740 km per anno la media mantenuta nella velocità dei lavori
90.000 uomini, il picco di personale raggiunto nel costruirla
– oltre 1 secolo di attività
1 settimana di viaggio
157 fermate.

Sono dati pazzeschi quelli che caratterizzano la linea ferroviaria che collega Mosca a Vladivostok, una lunghissima serpentina che unisce occidente ed estremo oriente passando attraverso i vastissimi spazi verdi siberiani intervallati da minuscoli villaggi e moderne città.

Dopo l’entusiasmo iniziale comincia il chiaro presentimento che non sarà del tutto facile organizzarla. Non vi fate abbattere. Con un po’ di intraprendenza e qualche delega diviene tutto più semplice.

Elencherò qui alcuni dei problemi che sorgono nell’organizzazione e durante il viaggio stesso, spiegando anche come noi li abbiamo risolti sperando di poter essere d’aiuto a quanti volessero intraprenderla.
Il mese da noi scelto (per ragioni lavorative) è stato agosto, precisamente dal 2 al 20. Tutto quello che segue è frutto della nostra esperienza, ma può sicuramente variare sulla base del mese scelto o semplicemente del caso. Dunque:

1. il Visto
Potete recarvi al più vicino consolato russo del vostro paese, per la nostra situazione personale (viviamo all’estero), abbiamo preferito delegare l’agenzia (www.visitpietroburgo.com) di Marco Ragozzi, che offre un pacchetto che include sia il documento di un soggetto russo invitante sia l’assicurazione per il viaggio. I passaporti si spedicono a lui e vi arrivano a casa col visto e con l’assicurazione in poco tempo. Pratico, veloce, preciso.

2. i Biglietti
Possono essere prenotati sul sito delle ferrovie russe, ovviamente quando avete ben chiare le tappe che volete fare, in quanto il biglietto non è cumulativo ma va preso tratta per tratta. Bisogna inoltre fare attenzione al fuso che cambia a mano a mano che proseguite col viaggio e alla concordanza o meno del fuso di Mosca e del fuso locale. Mi spiego meglio, chiunque ci aveva detto che tutti i treni seguono il fuso di Mosca mentre l’agenzia inglese alla quale ci siamo rivolti per l’acquisto dei biglietti ci ha fornito tutti i tickets in orario locale “trattandosi del mese di agosto”. Questo aspetto non mi è tutt’ora molto chiaro: gli orari dei treni saranno sempre concordati sull’orario locale o si utilizza questa procedura solo per il mese di agosto che dovrebbe essere quello più turistico? Se qualcuno ne sa di più mi spieghi.
Ad ogni modo, decise le città che volevamo visitare, abbiamo delegato l’agenzia per l’acquisto dei biglietti. Pare convenga in quanto i biglietti non si possono prenotare molto tempo prima e rischiano di finire in fretta. Inoltre l’agenzia ci ha quasi sempre comprato biglietti in treni con numero piccolo (treno più nuovo e veloce rispetto ai treni con numeri grandi) e sempre postazioni (in terza classe come avevano richiesto) una sopra l’altra, in modo tale da non avere problemi con l’utilizzo del tavolo e lontane dai bagni per non essere disturbati dal rumore delle porte e dello scarico durante la notte.

3. la Classe
Sinceramente nello scegliere la classe ci siamo affidati a molti dei consigli che si trovano sul web, perlopiù si dice che la Transiberiana o si fa in terza classe o non la si fa proprio. Inoltre altre riflessioni personali ci hanno spinto ad optare per la terza: una ragione “ludica” in quanto – in terza non ci si annoierà -, abbiamo pensato, – tanta gente da osservare o con cui parlare, non ci si sentirà mai soli -, una ragione di “sicurezza”, – meglio tra tante persone che chiusi in uno scompartimento con altre due persone di cui si ignora l’onestà -. Non abbiamo sbagliato. La terza classe è un mondo! Dove tante persone insieme convivono, e contemporanemante mangiano, dormono, chiacchierano, guardano dal finestrino. E’ una congerie di odori ad ora di pranzo e un andirivieni continuo di razze e di abitudini diverse.

4. il Treno
Lo puliscono da capo a piedi due volte al giorno, i bagni non sono questa eccellenza, ma potete approfittare delle pause lunghe per andare in quelli delle stazioni che spesso sono a pagamento. L’acqua calda è a disposizione di tutti, portatevi un bicchiere e delle posate o chiedete la tipica tazza alla responsabile del vostro vagone. Esiste un vagone ristorante che ha solitamente poche cose, rispetto al menù, e tempi di attesa piuttosto lunghi. Di sera sembra quasi un luogo di ritrovo. Ad ogni vagone c’è affisso un foglio con l’elenco di tutte le fermate, con rispettivi orari di Mosca, locali e durata. Solitamente in terza ci sono 2 o 1 presa della corrente ogni 6 posti, ma ce la si fa tranquillamente (non c’è bisogno di adattatore). Nell’ultima tratta in treno 02 siamo venuti a conoscenza della doccia, a pagamento e su prenotazione, ma vi assicuro che è manna dal cielo.

5. la Gente
A chi ci aveva scoraggiato di percorrere la Transiberiana ad agosto per via della forte affluenza turistica mi sento di dire che i turisti visti posso contarli sulle dita di una sola mano, al massimo due. Perlopiù si incontrano famiglie, con prevalenza di donne e bambini anche molto piccoli, talvolta in fasce, talvolta barcollanti nei primi passi tra i sediolini, talvolta più grandicelli e divertiti nell’arrampicarsi sui letti superiori. Le persone sono educate, quando si spengono le luci c’è molto silenzio. Solo in un caso, nel tratto lungo tra Irkutsk e Vladivostok ci è capitato di incontrare qualche gruppo di operai dei villaggi delle miniere di carbone un po’ più rumorosi. Difficile dialogare per via della conoscenza del solo russo da parte loro, capita talvolta di esprimersi a gesti, alcuni russi, anzi russe, saranno molto curiose di conoscere tutto di persone che vengono da molto lontano. Infine in generale in Russia non abbiate paura se la gente incrocia il vostro sguardo per un bel po’ di tempo e insomma…vi fissa! Curiosità o modo di fare, non sappiamo, ma vi capiterà!

6. la Vita in Treno
Per quanto riguarda il cibo, potete comprare cose lì dove vi fermate, ma anche e soprattutto nelle pause lunghe del treno, dove molte donne anziane vendono patate, pesce, pollo, pomodori, frutti di bosco e dove ci sono anche vari negozietti con bibite, gelati e alimenti conservabili. I famosi noodles si trovano ovunque e si preparano istantaneamente con l’acqua calda del treno, ma per intolleranze alimentari non li abbiamo provati, quindi non so dirvi niente sulla loro bontà. A dormire, si dorme, anzi ci sono russi che dormono praticamente tutto il tempo sul treno, svegliandosi di tanto in tanto per mangiare qualcosa e sprofondare subito dopo di nuovo in un profondo sonno. Adattandosi al ronfare di qualcuno si dorme anche piuttosto bene grazie al materassino e al cuscino di cui ognuno dispone, dotati di federe consegnate pulite e imbustate (insieme ad un piccolo asciugamano) appena si accede al treno. Non portate molti indumenti, nè valigioni enormi, quando si resta in treno per giorni si sporca molto molto poco. Portate con voi piuttosto dei libri, delle carte o dei giochi da tavolo. Un taccuino su cui annotare gli aspetti salienti del vostro viaggio è sempre utile e se vi piace disegnare anche uno sketchbook, desterete la curiosità di molti russi! I treni solo lenti e abbastanza rumorosi, anche dei tappi per le orecchie di notte potrebbero rivelarsi utili. Infine… salviettine imbevute a volontà!

7. le Tappe
Oltre i due giorni a Mosca prima della partenza ci siamo fermati a Kazan, Ekaterinburg, Novosibirsk, Irkutsk, Listvjanka (lago Bajkal), Vladivostok. Mosca è assolutamente imperdibile, molto turistica ad agosto e con file piuttosto lunghe. Merita in compenso tanto, anche per la vita notturna. La chicca è la pulizia continua delle strade, non ci è mai capitato di vedere una città, tra l’altro capitale, più pulita di questa. Kazan ci è piaciuta molto con il bianchissimo Cremlino e la sua moschea dalle cupole blu, inoltre ci siamo allungati sul Volga con i mezzi pubblici (costano pochi centesimi in tutte le città dove siamo stati e sono molto funzionali) per godere di un tramonto mozzafiato. Ekaterinburg pure è molto carina, famosa soprattutto per essere stata lo scenario dell’uccisione dei Romanov nel 1918, merita una visita alla Cattedrale del Sangue dove la famiglia è venerata. Vicina (si fa per dire, le distanze vanno valutate bene in Russia) agli Urali potrebbe essere l’occasione di un trekking sulle montagne che dividono l’Europa dall’Asia. Novosibirsk non ci è piaciuta molto, moderna e per niente turistica, non si lascia visitare facilmente, in realtà l’impressione è che non ci sia proprio niente da vedere. In compenso ad un’oretta di bus c’è l’Ob, destinazione balneare di molti russi, dove si può trascorrere una bella giornata di relax. Irkutsk, descritta dalle guide come la Parigi asiatica (il paragone tutt’ora non mi è chiaro), è una tipica cittadina siberiana, qui le case in legno che fanno l’apparizione nel paesaggio dal finestrino subito dopo Mosca raggiungono l’apoteosi, sono letteralmente ovunque con le particolari finestre in legno lavorato. Alcune sono dei veri e propri gioielli, altre restano fatiscenti e danno un aspetto decadente a molte vie secondarie. Da qui si raggiunge il Bajkal, per molti il luogo più atteso del percorso. In bus si raggiunge in un’oretta arrivando a Listvjanka, non confondetevi, l’isola Olkhon è molto più lontana e potete arrivarci con comodità solo se avete previsto più giorni di sosta ad Irkutsk. Listvjanka è letteralmente incastrata tra i monti e il lago nel punto in cui il fiume Angara sfocia nel lago stesso. Sembra un villaggio di pescatori che sta perdendo questa sua aurea con l’avvento galoppante di un turismo che si spera resti sostenibile. Per la strada si sente l’odore del pesce tipico affumicato venduto un po’ dovunque e delle braci dove si arroste la carne, e probabilmente anche altro: la puzza di plastica bruciata ricorda un po’ i villaggi africani dove l’immondizia si smaltisce ancora così (il paragone nasce dalla stessa sensazione che ho provato l’anno scorso in Tanzania e in Uganda, posti che amo infinitamente…). Il lago è cristallino e bisogna fare uno sforzo di immaginazione per credere che non sia mare, il suo sembrare surreale è alimentato dalle tracce lasciate dai riti sciamanici visibili un po’ dovunque. Per una vista meravigliosa e per apprezzare meglio la magia del lago recatevi alla Chersky Stone raggiungibile in funivia dal Bajkal Museum o a piedi con un trekking che dura meno di un’ora ma abbastanza faticoso. La vista è bellissima e merita la salita. Resta Vladivostok. Appena scendete dal treno non dimenticate di fare una foto ricordo col vecchio treno e il traguardo indicante i 9288 km fatti! La città è sempre molto moderna, stracarica di grattacieli e di un’edilizia sfrenata, tuttavia il porticciolo col passeggio, il mercato cittadino, le vie del centro, la veduta sui due grandi ponti, l’oceano sul quale si affaccia la rendono molto affascinante. Dopo averla girata in lungo e in largo ci siamo allontanati (sempre grazie ai mezzi pubblici) sulla vicina isola Russkij raggiungibile proprio grazie al passaggio sui due ponti. A metà strada tra sede accademica e rifugio militare, l’isola è luogo balneare dei russi, non abbiamo visto nemmeno un turista! Il paesaggio è fittamente verde, le spiaggette sono piccole e posizionate in baie incantevoli. Troverete qualche piccolo e vecchio bar, una polvere degna di un safari, anche qui purtroppo puzza di bruciato, ma anche la vera e propria vita russa, quella più autentica.

8. il Volo
Per raggiungere il posto di partenza della Transiberiana e tornare dal Pacifico al Mediterraneo abbiamo volato esclusivamente con Aeroflot. Prima tratta Napoli-Mosca, al ritorno Vladivostok-Mosca e Mosca-Roma Fiumicino. Ottimi viaggi, abbondanti pasti, film a volontà nella tratta lunga, plaid, cuscino, ciabattine e kit per dormire.

9. Alberghi, ristoranti e spese extra
L’impressione generale è stata quella di spendere veramente poco per dormire, mangiare e spostarsi. Gli alberghi prenotati su Booking sono stati tutti economici ed estremamente confortevoli, eccetto l’ultimo, quello di Vladivostok (la camera aveva problemi nel bagno, il balcone era osceno e il prezzo molto più alto rispetto agli altri). Spesso li abbiamo scelti sulla base della loro vicinanza alla stazione dei treni. Come ristorante mi sento di segnalare una sorta di tavola calda a Vladivostok di nome Ne Rydai dove si mangia di tutto, bene e a prezzi bassissimi e un ristorante arredato in maniera troppo carina, dove ugualmente si mangia bene, ad Ekaterinburg. Questo porta il nome di un gatto, Pashtet, che esiste per davvero e dorme placidamente tra i sofà del ristorante. I biglietti degli autobus, come ho ricordato già sopra, costano davvero poco e per l’assiduità degli stessi conviene largamente utilizzarli in tutte le città.
Qui di seguito gli alberghi prenotati:
Mosca – Basilica Hostel
Kazan – Troya Hotel
Ekaterinburg – Marins Park Hotel
Novosibirsk – Marins Park Hotel
Irkutsk – Uyutniy Dom
Listvjanka – Hotel Priboy
Vladivostok – Azimut Hotel

10. la Sicurezza
Non c’è assolutamente nulla di pericoloso nel fare la Transiberiana! Per sicurezza portavamo gli zainetti con le cose importanti davanti al petto nei luoghi affollati e sempre con noi quando nelle pause brevi scendevamo dal treno. Mentre dormivamo gli stessi zainetti li mettevamo sotto al cuscino. Semplici precauzioni, ma davvero non abbiamo notato nulla di strano o pericoloso.

11. i Paesaggi
Il paesaggio dal finestrino è un po’ monotono, la taiga vi entrerà negli occhi e non vi lascerà più! In sterminati tratti verdi compariranno numerosissimi villaggi fatti di case di legno e giardini recintati con steccati. L’idea che ne deriva è di grande povertà. La domanda che ci siamo posti è su come gli abitanti sopravvivano ai -30 d’inverno. Un cambiamento c’è nel tratto subito dopo Irkutsk quando il treno percorre le rive del Bajkal per diverse ore. Lì villaggi di pescatori e acqua a perdita d’occhio vi terranno per ore incollati al finestrino. Il vero indimenticabile paesaggio, a nostro parere, è quello che si vive nel treno, negli occhi e nei gesti delle persone che vi terranno compagnia per chilometri e chilometri.

Vale la pena di cimentarsi in quest’esperienza che vi condurrà a bordo del mitico treno della Transiberiana? Assolutamente sì!
Per qualsiasi altra curiosità e domanda, o anche rettifica, aspetto i vostri commenti 😉