Duorme nennella mia. Il nuovo romanzo di Anna Esposito.

Duorme nennella mia” è un romanzo breve scritto da Anna Esposito nel 2018 per la partecipazione al concorso Albatros dalla tematica “Crisi e nuovi inizi” e pubblicato come ebook dall’Albatros Edizioni nello stesso anno. Si struttura in quattro capitoli ognuno corrispondente ad un giorno della storia, ordinati in sequenza cronologica; è ambientato a Napoli, presumibilmente ai giorni nostri. Luogo principale che fa da sfondo alla storia è uno dei vicoli dei Quartieri Spagnoli, che costituisce un microcosmo intimo e lontano dal trambusto della metropoli. I personaggi protagonisti rappresentano tre generazioni di donne: Donna Concetta, Lucia e Ketty rispettivamente nonna, figlia e nipote.

Donna Concetta è una donna anziana che viene da una Napoli diversa, dove tutti conoscono tutti, e vive profondamente il disagio nel rapporto con un mondo che è profondamente cambiato ed appare in tutta la sua stranezza nella vita delle due familiari e nella gente che abita il suo vicolo. Il suo personaggio è ispirato a Donna Concetta dell’omonimo brano di Pino Daniele, nella storia, infatti, molteplici sono i richiami ai versi della canzone (il titolo invece è tratto da una scena della storia a suo volta ispirata alla canzone Ninnanàninnanoè). Nonostante il suo modo di fare stravagante e singolare riesce col suo buon senso a fare da collante nei rapporti tra madre e figlia personificando una saggezza antica ancora applicabile all’età moderna. In lei non c’è crescita – il suo è l’unico personaggio statico – ma piuttosto ferma volontà nel lasciare immutati certi valori e certi “riti”. Le sue “grida” affidate al vento non sono altro che il suo personale modo di combattere il tempo tiranno che porta via gli affetti, cambia le persone e muta i luoghi.

Lucia è una donna di età matura con un passato sentimentale difficile che combatte la sua frustrazione attraverso l’uso smodato della tecnologia e in particolar modo dei social, fino a sviluppare una vera e propria patologia che la allontana dagli affetti familiari.

Ketty è un’adolescente alle prese con le difficoltà della sua età attraverso le quali entra in contatto con problemi molto più grandi di lei, come la crisi mondiale che ai suoi occhi appare piuttosto come una crisi sociale.
La storia si sviluppa sull’onda di una serie di scioperi scolastici, Ketty dimostra una maturità aldilà delle aspettative e sicuramente superiore a quella della stessa madre, infatti la ragazza riesce a superare “i momenti di crisi” che le si presentano, a guardare con occhio critico il mondo che la circonda e a saper discernere tra le cose più o meno importanti. In una sorta di climax la storia segue la crescita personale della ragazza, che passa quindi dall’immagine di un’adolescente spensierata che costruisce una realtà immaginaria e illusoria intorno a sé, a quella di una donna pienamente consapevole
dell’effettiva realtà che la circonda e di come gestirla.

Chartres: tra guglie e graticci, a pochi km da Parigi.

Se percorrete di notte l’A10 nell’avvicinarvi a Chartres fate in modo che non siate voi al volante e tenete gli occhi ben aperti. Nel buio delle sterminate campagne francesi scorgerete un fascio di luce calda svettante verso il cielo: è la cattedrale di Chartres. I costruttori medievali che dopo l’anno mille vollero ringraziare il Padre Eterno per avere rimandato la fine del mondo avevano ben chiaro questo intento: costruiamola alta, alta in modo tale che possano intravederla da molto lontano e quindi raggiungerla!

Chartres, capoluogo del dipartimento attuale di Eure-et-Loir, non è nata con la cattedrale. I ritrovamenti archeologici collocano nell’era neolitica un primo insediamento. Centro gallico, poi sottomesso da Cesare, doveva rivestire un ruolo importante sia politico che religioso tra i Carnuti (popolazione celtica stanziata tra la Senna e la Loira). Probabilmente ad esso si fa riferimento nel De bello Gallico quando si dice che lì confluivano tutti i druidi per una grande assemblea annuale.

Come molti luoghi sacri pagani Chartres mantenne un’importante centralità anche dopo essere stata evangelizzata divenendo una della diocesi più importanti della Gallia. La continuità si manifesta nel costruire la prima cattedrale sui resti di un tempio pagano. Le cattedrali cristiane spesso sono mete di pellegrinaggi, uno dei motivi per i quali vengono costruite in dimensioni grandiose è quello di renderle ben visibili in lontananza. Nell’876, Carlo il Calvo, re di Francia, fece dono alla città di un’importante reliquia: il Voile de la Vierge, cioè la camicia indossata dalla Vergine Maria al momento dell’annunciazione (esposto tutt’ora in una delle cappelle absidali del deambulatorio). La cattedrale di stile romanico fortemente voluta dal vescovo Fulberto custodì il sacro dono, tuttavia andò distrutta per via di un incendio nel 1194 e fu dunque ricostruita subito dopo. I lavori durarono circa 60 anni.

Oggi la cattedrale in stile gotico è uno degli edifici religiosi più importanti al mondo, dal 1979 figura nelle liste dei patrimoni culturali dell’umanità firmate dall’UNESCO e resta tutt’oggi meta di pellegrinaggio, nonchè tappa del cammino di Santiago di Compostela. La navata arriva a 37,50 metri, la torre sud a 103 metri, la torre nord (più recente, conclusa solo nel 1513) a 115. Più lunga di un campo di calcio è dotata di 172 vetrate e 9 portali, con un apparato scultoreo che supera le 4000 statue.

Famoso quanto la cattedrale è il suo labirinto del XIIesimo secolo inscritto nel pavimento della navata principale. I 261,50 metri del suo percorso simboleggiano il pellegrinaggio del fedele per giungere a Dio. Meglio rammentarselo prima di visitare la cattedrale, perché lo sguardo tenderà ad andare verso l’alto colpito dal tipico slancio gotico e non sotto i propri piedi. Per un buon approfondimento consiglio questa lettura http://www.antropologiaartesacra.it/ALESSIO_VARISCO_labirintoChartres.html

Ma Chartres non è solo la cattedrale, anzi… Se amate le case a graticcio non potete perdervi la Place de la Poissonnerie che vanta nei tipici tralicci sia la casa del Salmone che quella della Trota. La piazza era adibita alla vendita del pesce dall’inizio del XVesimo secolo fino agli anni ’50 del secolo scorso. Colpiscono i graticci scolpiti che rappresentano tralici di uva, l’Annunciazione, San Michele che affronta il drago e ovviamente… un grosso salmone!

A graticcio, ma in una versione piuttosto singolare, anche la famosa “Escalier de la reine Berthe”, un edificio di rappresentanza del XVIesimo secolo intitolato successivamente a colei che fu regina di Francia per ben poco, visto che il Papa in persona le annullò il matrimonio per ragioni di parentela e fu costretta a rifugiarsi nella cittadina dopo il ripudio da parte del marito.

Una passeggiata vale sicuramente la pena lungo le rive dell’Eure, dove piccoli ponti, mulini, chiuse si accompagnano ad antiche casette, una vegetazione ricca e piccole imbarcazioni attraccate ai balconi. Andarci per credere!

Dinan: maison à colombages in Côtes d’Armor

Dinan è uno dei meravigliosi paesini del dipartimento Côtes d’Armor in Bretagna. A circa 53 km da Rennes in direzione nord-ovest la città si colloca su una collina che si affaccia sul punto in cui il fiume Rance comincia ad allargare il suo letto e dare origine all’insenatura che diventa tutt’uno col mare tra Dinard e Saint Malo.  Il suo nome deriva per metà dal termine collina e per metà dal nome di una divinità femminile protettrice dei viventi e guardiana dei morti. Un nome che richiama il ruolo determinante della città cinta da mura che dall’altura sorvegliava i traffici e gli avvenimenti tra la Normandia e la Bretagna, vicina al mare ma non troppo.

Provenendo da Rennes si oltrepassa il Viaduc de Dinan e 40 metri più in basso si scorgono già le prime imbarcazioni attraccate, mentre guardando diritto davanti a se si scorge il campanile della chiesa di Saint-Sauveur. Questa è una dei molti edifici religiosi e storici della città, le cui origini affondano nel ritorno miracoloso di un cavaliere dalla prima crociata. La chiesa ha subito delle mutazioni nei secoli successivi ed anche il paesino, tuttavia l’atmosfera medievale sembra essere intatta e tra le numerose creperie e boutique di souvenir è divertente scorgerne le tracce. Dalla torre dell’Orologio che conserva ancora la campana donata dalla duchessa Anna di Bretagna al portale del convento dei Cordeliers, dal castello col donjon di 30 metri alle caratteristiche case a graticcio coi portici.

Un incendio nel 1907 distrusse cinque case a graticcio e la seconda grande guerra arrecò diversi danni tuttavia la città conserva tutt’oggi le sue innumerevoli case a graticcio, molte delle quali restaurate da poco. Alcune di esse hanno dei bassorilievi in legno sui tralicci, altre intervallano questi ultimi a delle statue a tutto tondo sempre in legno, altre ancora invece del solito materiale di riempimento tra un traliccio e l’altro utilizzano sempre il legno. Qua e là ritornano il rosso e il giallo dello stemma araldico della città rappresentante non a caso un castello, sottoforma di bandiere sventolanti alle finestre.

La piccola città ha una vita culturale molto attiva, per essere aggiornati sugli eventi, le mostre e i festival organizzati conviene seguire il sito ufficiale del comune: www.dinan.fr

Obernai: maison à colombages nel cuore dell’Alsazia

Se avete la fortuna di visitare i mercatini di Natale di Strasburgo non vi fermate lì.

In Francia il marché è un’istituzione, figuriamoci quello di Noël! Ogni paese grande o piccolo che sia sfoggia il suo, con tutta una serie di casette (che cambiano stile a seconda dello stile delle case della città) che presentano il meglio dell’artigianato e della gastronomia locale. Troverete decorazioni natalizie in legno, in vetro, in cotone, in ceramica. Ma anche articoli in pelle o idee regalo per le feste vicine. Spesso i prezzi sono poco accessibili ma “guardare e non toccare” vale già la pena di andarci!

Per quanto riguarda la gastronomia due cose sono immancabili: il vin chaud (vino rosso, ma anche bianco, speziato e aromatizzato rigorosamente caldo) e le caldarroste (il più delle volte vendute in una locomotiva ambulante che funge da luogo cottura) servite nel classico cartoccio. Ma ovviamente siamo in Francia quindi troverete anche formaggi, vini in bottiglia e dolciumi locali.

L’atmosfera è resa particolarmente “natalizia” dagli addobbi delle case a graticcio, sembra assistere a una vera e propria gara a chi decora di più e meglio! La giostra dei cavalli e le luminarie fanno il resto. Le uniche pecche che possono venire a turbare questo spettacolo sono:

  •  il freddo, che da un certo punto di vista può anche inserirsi bene nel contesto, ma dopo aver passeggiato per un’oretta può diventare letale! Quindi copritevi bene!
  • la pioggia… I tanti turisti, voi compresi, aprirete l’ombrello e sarà tutto un susseguirsi di spinte, incastri, schizzi e compagnia cantando… Purtroppo a ciò non c’è rimedio, forse un impermeabile in borsa può rendere le cose più facili.
  • la gente… tanta, che spesso obbliga a file  e attese anche per prendere un solo bicchiere di vin chaud…

Quindi, a mio avviso, andate comunque a Strasburgo e Colmar, perché per quanto turistiche e piene di gente meritano, ma riservate un po’ di tempo ai paesini più piccoli e meno gettonati, perché lì con voi ci saranno le persone del posto, le famiglie, i ragazzini e l’atmosfera sarà diversa, molto…

Propongo indi Obernai a soli 25 km a sud-ovest di Strasburgo, un gioiellino vicino ai monti Vosgi, dove probabilmente incontrerete la neve o qualche animale selvatico vi taglierà la strada (e non dico per dirlo, mi son capitate sul serio entrambe le cose). Piccola, medievale e ovviamente straricca di case a graticcio!

Case a graticcio: elementi decorativi

Le travi di legno, come abbiamo visto nell’articolo precedente, costituiscono lo scheletro all’edificio assicurandone la stabilità. Talvolta però diventano parte integrante nella decorazione della casa arricchendosi di intagli, nicchie, inclinazioni non funzionali alla staticità ed elementi decorativi.

Pare anche che i motivi decorativi dati dai particolari intrecci delle travi siano stati elemento distintivo di diversi artigiani e costruttori. Tipici sono quelli della croce di Sant’Andrea o romboidale. I rombi sembra indicassero addirittura il numero dei figli che abitavano la casa, su questo punto lasciamo il beneficio del dubbio.

Alcuni dettagli sono impercebili nella visione d’insieme. E’ divertente scrutare le case a graticcio attentamente per scoprirli. Di seguito alcune foto di elementi decorativi delle case a graticcio del centro storico di Rennes. Tutte situate in una famosa piccola via. Riuscite a capire quale?

 

Qualche cenno storico…

Si definiscono case a graticcio quegli edifici la cui struttura portante è formata da travi di legno disposte secondo diversi orientamenti. Gli interstizi generati dalla particolare intelaiatura in legno vengono riempiti da materiale che può essere argilla, pietra o laterizio. Gli archetipi di tale tipo di costruzione affondano nell’antica Çatalhöyük in Turchia e risalgono a un abitato di epoca neolitica. In tempi relativamente più vicini un esempio simile ci viene offerto dall’antica Ercolano, dove la casa, che non a caso è stata chiamata “casa a graticcio”, è costruita in una tecnica del tutto simile. I paesi europei dove oggi se ne possono ammirare più esemplari sono Germania e Francia, ma abbondano, seppure in minor numero, anche in Polonia, Belgio, Inghilterra, Svizzera. I termini adottati per definirli sono diversi: Fachwerkhaus in Germania, Maison à colombages o a Pans de bois in Francia. Le prime costruzioni nelle fattezze con cui sono generalmente note si fanno risalire al tardo medioevo fino a giungere, con periodi di maggiore o minore fortuna, agli inizi del Novecento.