Nei ritmi ossessivi la chiave dei riti tribali, regni di sciamani…

Sono le sette di sera del 14 agosto. Coloro che hanno osato bagnare il proprio corpo nelle fredde acque del Baikal come se fosse una spiaggia della riviera romagnola (solo molto, ma molto, più piccola) si sono ritirati in albergo per una doccia calda e magari degustare il famoso pesce locale affumicato.

Prendi una cosa calda perchè comincia a fare fresco e mettiti in cammino sulle sponde del lago. Si è alzato il vento, si insinua tra le vette che fanno da corona alle acque piatte e sotto i tuoi pantaloni leggeri. Nastri colorati come banderuole danzano ad ogni folata che si alza e nuvole dello stesso colore del lago racchiudono l’atmosfera in uno scrigno impenetrabile.

E’ il regno degli sciamani…

Anche se degli operai ancora approfittano delle ore di luce per costruire ancora, anche se delle auto sfrecciano dietro di te a velocità vietate, anche se un neon si è illuminato a ricordare la presenza di un bar, se tu guardi il lago guardi il regno e il regno è ancora intatto.

I ciottoli sono ben visibili sotto l’acqua cristallina, sembrano quelli del letto di una sorgente di montagna ma non scorrono, non sono portati dalla corrente, restano immobili, quieti.

Ti incammini verso il punto dove il fiume entra nel lago ma non ci arrivi, tagli alla tua destra per le colline alle tue spalle puntellate da alberi alti e fitti. Sali all’inizio tra case moderne, una jeep ha appena parcheggiato, un bambino sulla sua bici si ferma a guardarti e poi scappa via. Pochi metri, poi cominci a vedere capannoni di legno, qualche oggetto abbandonato e nessun essere umano. Qualche goccia di sudore che si stempera male col fresco e ti ritrovi nella boscaglia su un sentiero poco battuto, non preferito all’agevole funivia che come un fantasma silenzioso intravedi di tanto in tanto tra i rami.

Ma tu lo hai preferito, e sali, sali… Di tanto in tanto ti guardi intorno, il lago è scomparso, in compenso c’è tanto verde, e foglie, e rami spezzati che scricchiolano sotto le tue scarpe, e un verso strano di una creatura a pochi passi da te.

Il sentiero sembra salire verso il cielo per quanto è ripido e poi all’improvviso delle scale, che tortuose si districano tra gli alberi e tra gli alberi vedi ancora dei nastri annodati intorno ai rami, infine arrivi.

E di nuovo lo vedi, il lago. Incastonato tra le montagne, una distesa immensa di acqua, un tutt’uno con le nuvole sovrastanti. Il fiume alla destra che vi si getta viene subito cristallizzato nell’atmosfera. Non appena entra nel regno si acquieta e sottostà all’ordine magico che pervade tutto. Respiri profondamente e sai di essere parte del regno.

Si dice che gli sciamani vedono nelle acque trasparenti del Baikal il destino degli uomini, ascoltano le voce degli antichi e quelle della natura. L’armonia tra lo spirito e il creato si sente, il vento porta le preghiere di migliaia di uomini che hanno affidato le loro sofferenze in tessuti colorati che non smettono mai di oscillare, gonfiarsi e agitarsi. Il rumore della natura zittisce i rumori del mondo e dell’anima e ti ricorda che sei parte del vento, delle nuvole e dell’acqua.

Molti stranieri che si soffermano sul Baikal vengono dalla Transiberiana un viaggio di per sé contemplativo e spirituale, trovano qui la vetta più alta della spiritualità, la percezione di apertura su mondi altri e altri mondi.

– Lo sciamano, uomo o donna, è una persona chiamata (e alla chiamata non può non rispondere, perché la non risposta porterebbe a conseguenze molto gravi) a fare da tramite tra le divinità e l’uomo, tra i morti e i vivi, tra l’anima e la natura. In sostanza è chiamato a risolvere situazioni negative ben concrete e presenti in qualsiasi società: problemi di salute e a lavoro, discordie, desideri insoddisfatti, sciagure naturali. La sua sapienza non si apprende dai libri ma viene trasmessa di sciamano in sciamano, si accresce con l’esperienza, si mette alla prova tramite molteplici riti iniziatici. Lo sciamanesimo è ampiamente diffuso in Asia del nord e Siberia, ha vissuto una battuta di arresto durante il periodo comunista, quando le pratiche venivano spesso svolte di notte e con attenzione per non farsi arrestare, ed oggi è tornato ad essere una pratica spirituale largamente seguita.
Tre sono gli aspetti principali.Il primo è che la natura è viva, spiriti sono presenti nelle piante, negli animali, nelle rocce e nell’acqua. Gli spiriti vanno rispettati e onorati, in modo tale che la natura sia benevola. Il secondo aspetto è la responsabilità personale. Ogni umano è infatti responsabile delle proprie azioni e del proprio comportamento. Il terzo è l’equilibrio. E’ importante l’armonia tra le cose, tra la natura e l’uomo, tra l’uomo e l’uomo. Quando l’armonia tra le cose, e quindi l’equilibrio, diventa precaria le coonseguenze sono terribili e solo lo sciamano può restaurarla. –

Chartres: tra guglie e graticci, a pochi km da Parigi.

Se percorrete di notte l’A10 nell’avvicinarvi a Chartres fate in modo che non siate voi al volante e tenete gli occhi ben aperti. Nel buio delle sterminate campagne francesi scorgerete un fascio di luce calda svettante verso il cielo: è la cattedrale di Chartres. I costruttori medievali che dopo l’anno mille vollero ringraziare il Padre Eterno per avere rimandato la fine del mondo avevano ben chiaro questo intento: costruiamola alta, alta in modo tale che possano intravederla da molto lontano e quindi raggiungerla!

Chartres, capoluogo del dipartimento attuale di Eure-et-Loir, non è nata con la cattedrale. I ritrovamenti archeologici collocano nell’era neolitica un primo insediamento. Centro gallico, poi sottomesso da Cesare, doveva rivestire un ruolo importante sia politico che religioso tra i Carnuti (popolazione celtica stanziata tra la Senna e la Loira). Probabilmente ad esso si fa riferimento nel De bello Gallico quando si dice che lì confluivano tutti i druidi per una grande assemblea annuale.

Come molti luoghi sacri pagani Chartres mantenne un’importante centralità anche dopo essere stata evangelizzata divenendo una della diocesi più importanti della Gallia. La continuità si manifesta nel costruire la prima cattedrale sui resti di un tempio pagano. Le cattedrali cristiane spesso sono mete di pellegrinaggi, uno dei motivi per i quali vengono costruite in dimensioni grandiose è quello di renderle ben visibili in lontananza. Nell’876, Carlo il Calvo, re di Francia, fece dono alla città di un’importante reliquia: il Voile de la Vierge, cioè la camicia indossata dalla Vergine Maria al momento dell’annunciazione (esposto tutt’ora in una delle cappelle absidali del deambulatorio). La cattedrale di stile romanico fortemente voluta dal vescovo Fulberto custodì il sacro dono, tuttavia andò distrutta per via di un incendio nel 1194 e fu dunque ricostruita subito dopo. I lavori durarono circa 60 anni.

Oggi la cattedrale in stile gotico è uno degli edifici religiosi più importanti al mondo, dal 1979 figura nelle liste dei patrimoni culturali dell’umanità firmate dall’UNESCO e resta tutt’oggi meta di pellegrinaggio, nonchè tappa del cammino di Santiago di Compostela. La navata arriva a 37,50 metri, la torre sud a 103 metri, la torre nord (più recente, conclusa solo nel 1513) a 115. Più lunga di un campo di calcio è dotata di 172 vetrate e 9 portali, con un apparato scultoreo che supera le 4000 statue.

Famoso quanto la cattedrale è il suo labirinto del XIIesimo secolo inscritto nel pavimento della navata principale. I 261,50 metri del suo percorso simboleggiano il pellegrinaggio del fedele per giungere a Dio. Meglio rammentarselo prima di visitare la cattedrale, perché lo sguardo tenderà ad andare verso l’alto colpito dal tipico slancio gotico e non sotto i propri piedi. Per un buon approfondimento consiglio questa lettura http://www.antropologiaartesacra.it/ALESSIO_VARISCO_labirintoChartres.html

Ma Chartres non è solo la cattedrale, anzi… Se amate le case a graticcio non potete perdervi la Place de la Poissonnerie che vanta nei tipici tralicci sia la casa del Salmone che quella della Trota. La piazza era adibita alla vendita del pesce dall’inizio del XVesimo secolo fino agli anni ’50 del secolo scorso. Colpiscono i graticci scolpiti che rappresentano tralici di uva, l’Annunciazione, San Michele che affronta il drago e ovviamente… un grosso salmone!

A graticcio, ma in una versione piuttosto singolare, anche la famosa “Escalier de la reine Berthe”, un edificio di rappresentanza del XVIesimo secolo intitolato successivamente a colei che fu regina di Francia per ben poco, visto che il Papa in persona le annullò il matrimonio per ragioni di parentela e fu costretta a rifugiarsi nella cittadina dopo il ripudio da parte del marito.

Una passeggiata vale sicuramente la pena lungo le rive dell’Eure, dove piccoli ponti, mulini, chiuse si accompagnano ad antiche casette, una vegetazione ricca e piccole imbarcazioni attraccate ai balconi. Andarci per credere!