Obernai: maison à colombages nel cuore dell’Alsazia

Se avete la fortuna di visitare i mercatini di Natale di Strasburgo non vi fermate lì.

In Francia il marché è un’istituzione, figuriamoci quello di Noël! Ogni paese grande o piccolo che sia sfoggia il suo, con tutta una serie di casette (che cambiano stile a seconda dello stile delle case della città) che presentano il meglio dell’artigianato e della gastronomia locale. Troverete decorazioni natalizie in legno, in vetro, in cotone, in ceramica. Ma anche articoli in pelle o idee regalo per le feste vicine. Spesso i prezzi sono poco accessibili ma “guardare e non toccare” vale già la pena di andarci!

Per quanto riguarda la gastronomia due cose sono immancabili: il vin chaud (vino rosso, ma anche bianco, speziato e aromatizzato rigorosamente caldo) e le caldarroste (il più delle volte vendute in una locomotiva ambulante che funge da luogo cottura) servite nel classico cartoccio. Ma ovviamente siamo in Francia quindi troverete anche formaggi, vini in bottiglia e dolciumi locali.

L’atmosfera è resa particolarmente “natalizia” dagli addobbi delle case a graticcio, sembra assistere a una vera e propria gara a chi decora di più e meglio! La giostra dei cavalli e le luminarie fanno il resto. Le uniche pecche che possono venire a turbare questo spettacolo sono:

  •  il freddo, che da un certo punto di vista può anche inserirsi bene nel contesto, ma dopo aver passeggiato per un’oretta può diventare letale! Quindi copritevi bene!
  • la pioggia… I tanti turisti, voi compresi, aprirete l’ombrello e sarà tutto un susseguirsi di spinte, incastri, schizzi e compagnia cantando… Purtroppo a ciò non c’è rimedio, forse un impermeabile in borsa può rendere le cose più facili.
  • la gente… tanta, che spesso obbliga a file  e attese anche per prendere un solo bicchiere di vin chaud…

Quindi, a mio avviso, andate comunque a Strasburgo e Colmar, perché per quanto turistiche e piene di gente meritano, ma riservate un po’ di tempo ai paesini più piccoli e meno gettonati, perché lì con voi ci saranno le persone del posto, le famiglie, i ragazzini e l’atmosfera sarà diversa, molto…

Propongo indi Obernai a soli 25 km a sud-ovest di Strasburgo, un gioiellino vicino ai monti Vosgi, dove probabilmente incontrerete la neve o qualche animale selvatico vi taglierà la strada (e non dico per dirlo, mi son capitate sul serio entrambe le cose). Piccola, medievale e ovviamente straricca di case a graticcio!

Case a graticcio: elementi decorativi

Le travi di legno, come abbiamo visto nell’articolo precedente, costituiscono lo scheletro all’edificio assicurandone la stabilità. Talvolta però diventano parte integrante nella decorazione della casa arricchendosi di intagli, nicchie, inclinazioni non funzionali alla staticità ed elementi decorativi.

Pare anche che i motivi decorativi dati dai particolari intrecci delle travi siano stati elemento distintivo di diversi artigiani e costruttori. Tipici sono quelli della croce di Sant’Andrea o romboidale. I rombi sembra indicassero addirittura il numero dei figli che abitavano la casa, su questo punto lasciamo il beneficio del dubbio.

Alcuni dettagli sono impercebili nella visione d’insieme. E’ divertente scrutare le case a graticcio attentamente per scoprirli. Di seguito alcune foto di elementi decorativi delle case a graticcio del centro storico di Rennes. Tutte situate in una famosa piccola via. Riuscite a capire quale?

 

Lo strano caso dei pittori italiani al museo di Belle Arti

In rue Emile Zola nell’antica sede dell’università potete oggi trovare il Museo di Belle Arti. Vale la pena visitarlo, se riuscite approfittatene la prima domenica del mese, in cui si usufruisce dell’ingresso gratuito e i problemi di calca e gente prestata alla cultura solo quando  è gratis a cui siamo abituati non esistono. Ammirerete non poche opere, manufatti che vanno dall’epoca dell’antico Egitto ai giorni nostri, ceramiche, pitture e sculture.

Quello che impressiona e salta all’occhio al visitatore italiano è però ben altro. Vale a dire quell’incredibile voglia che viene ai francesi di accentare o tradurre tutto nella propria lingua! Così fa incredibilmente piacere trovarsi dinanzi un Luca Giordano, un Francesco Solimena, un Ludovico Carracci e via discorrendo. Ci si sente a casa, è come passeggiare per strada in centro e sentire qualcuno che parla italiano, è come trovare la Nutella alla U o la mozzarella al marché des Lices. Ma, c’è un ma!

Alcuni nomi cambiano, vengono “francesizzati” ?

Visto?

Ancora…

Ehm…

Ma forse è solo una questione di accenti!

Allora tu immagini che sia un uso forse diffuso in Francia e cerchi di fartene una ragione, ma attenzione perché non è così, ritrovi a poca distanza dei nomi italiani scritti correttamente:

E anche quel povero Luca Giordano che poco prima era Lucas e si rivoltava nella tomba, ridiventa poco più avanti:

C’è decisamente qualcosa che non quadra… E ti senti come se avessero messo il tonno sulla pizza o il formaggio grattuggiato sugli spaghetti a vongole… Noi manco ci scherziamo con gli accenti, li piazziamo un po’ dove ci fa comodo, diciamoci la verità, ma in quanto a pittori francesi siamo dei grandi estimatori, soprattutto degli impressionisti, e Renoir resta Renoir, Degas resta Degas, Monet resta Monet…

Un’altra chicca… Anche i paesi di nascita a volte vengono tradotti, altre volte no… Nocera e Barra forse sono proprio intraducibili e fa strano, vederli lì i nomi di due città a quasi 2.000 km di distanza…

Fatta eccezione per le didascalie davvero poco coerenti e l’inesistenza di tavole esplicative in lingua inglese, il museo merita.

Questo è il link al sito web: http://mba.rennes.fr/

e alla pagina facebook: https://www.facebook.com/museebeauxartsrennes/

 

 

L’incendio di Rennes

Qualche esperto visitatore di Bretagna e Normandia si sarà chiesto come mai Rennes rispetto a tante altre città o piccoli paesi presenta un minor numero di case a graticcio.  Qualcun altro meno esperto ne vede comunque tante e non si fa domande. Amen.

In effetti rispetto ad altre città che hanno il centro storico pieno zeppo delle tipiche “maison à colombages”, cercate su google immagini “Rouen” o meglio ancora andateci, Rennes presenta case a graticcio affiancate spesso a costruzioni del tutto moderne, grattacieli e palazzi neoclassici, un fritto misto che fa pensare un occhio attento.

Le motivazioni vanno cercate in un grosso incendio che interessò la ville nel 1720, nello specifico dal 23 al 29 dicembre (un caldo Natale). Stando al racconto di tale Piganiol de La Force le fiamme si svilupparono di notte a causa di un ubriacone che di mestiere faceva, ironia della sorte, il falegname. Il brav’uomo soprannominato non a caso la Cavée, al secolo Henri Boutroel, quella sera stava litigando con la poveretta di sua moglie. Tra un urlo e un altro sorso ancora avrebbe fatto cadere una candela accesa su un mucchietto di trucioli di legno accatastati nel suo negozio di rue Tristin.

L’incendio non fece fatica a diffondersi, sia perché il legno era largamente utilizzato, sia per le provviste di grassi nelle case sia perché gli uomini dell’esercito chiamati a dare man forte nelle operazioni di spegnimento si davano da fare a saccheggiare le case. Le fiamme si spensero ben sei giorni dopo, grazie alle operazioni di abbattimento di alcuni edifici e grazie soprattutto alla pioggia che arrivò solo dopo sei giorni (incredibile).

Quadro votivo rappresentante l’incendio di Rennes, conservato nella basilica di Saint Sauveur

Andarono distrutti circa un migliaio di edifici. In rue de la Visitation furono costruite alla bell’e meglio delle casette per medicare i feriti, alcune di esse pare siano sopravvissute fino al 2004, anno di costruzione del centro commerciale attuale. La maggior parte degli edifici storici andò distrutta, mentre pochi relativamente furono i morti, la maggior parte dei decessi avvennero la stessa notte del 23, i poveretti morti nel sonno, ignari delle bevute notturne di rue Tristan, in seguito invece grazie al fuggifuggi generale evacuarono in tanti.